July 17, 2017 / 8:49 AM / 3 days ago

Btp positivi con periferia su dati Cina, attese Fed, aggiustamenti pre-Bce

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Operatori a lavoro.Brendan McDermid

MILANO (Reuters) - Mattinata in rialzo per il mercato obbligazionario italiano, in un clima di buona propensione al rischio, dopo una serie di dati migliori delle attese giunti dalla Cina, che hanno incentivato gli acquisti sul comparto dei titoli di Stato della cosiddetta periferia della zona euro.

A supporto del'intero settore del reddito fisso, il raffreddamento delle attese su una nuova stretta del costo del denaro da parte di Federal Reserve nei prossimi mesi, visti i deludenti dati su prezzi e vendite al dettaglio resi noti venerdì e i toni improntati alla cautela utilizzati dalla numero uno Janet Yellen nelle sue ultime uscite.

A offrire sostegno nel "breve termine" ai Btp - dice un operatore - anche la decisione del premier Paolo Gentiloni di disinnescare una possibile mina per il governo, congelando la legge sullo ius soli. Visti i malumori dei centristi, l'esecutivo avrebbe potuto non superare un voto di fiducia sul provvedimento al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati.

Venerdì sera, inoltre, Dbrs ha confermato il proprio giudizio sull'Italia a BBB(high) con trend stabile.

A detta dei dealer, i volumi sono comunque piuttosto scarni e nel complesso gli investitori sembrano più che altro aggiustare qualche posizione in vista del verdetto di politica monetaria della Banca centrale europea, in arrivo giovedì.

Intorno alle 12, il tasso del decennale italiano scende in area 2,25% da 2,30% circa del finale di seduta di venerdì, allontanandosi dal massimo da inizio maggio a 2,35% segnato dieci giorni fa.

In discesa lo spread con l'analoga scadenza del Bund, che si stringe a 175 punti base da 177 punti base della chiusura di venerdì, sotto il massimo dal 9 giugno segnato la settimana scorsa.

Stabile a 65 pb il differenziale di rendimento Spagna/Italia a 10 anni, che si mantiene sotto il picco da fine 2011, a 75 pb, segnato a inizio giugno.

Agli occhi degli investitori, Roma nel lungo termine appare più esposta agli effetti di una normalizzazione della politica monetaria della Banca centrale europea ed è penalizzata anche dal punto di vista del rischio politico.

Dopo i toni meno accomodanti utilizzati tre settimane fa dal presidente Mario Draghi da Sintra, per la maggior parte degli economisti interpellati da Reuters in un sondaggio la settimana scorsa Francoforte a questo giro non apporterà modifiche alle linee guida della proprio politica monetaria, rimandando le decisione a settembre.

Poco più di un quarto ritiene invece che potrebbe essere eliminato l'impegno ad aumentare il ritmo degli acquisti mensili se si rivelasse necessario.

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